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martedì, 24 aprile 2007,17:52

Il Dovere, per essere tale, deve avere alcune caratteristiche:

Purezza: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il pensiero altrui. La purezza non riguarda invece il comportamento (parola ed azione), nel senso che il comportamento in sé è neutrale ed è il pensiero (intento) sottostante che è puro o meno, ed in tal senso non è il comportamento che va rispettato in quanto tale bensì il motivo che l'ha originato. Rispettare il pensiero altrui significa non offenderlo, né offendere il comportamento attraverso il quale tale pensiero si manifesta.

Interiorizzazione: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il proprio ed altrui percorso di crescita. Il Dovere deve cioè essere stato compreso dalla persona in questione attraverso un reale processo di autorealizzazione, sia spirituale sia umano, e non "copiato" semplicemente adottandolo da pensieri, parole ed azioni altrui.

Coerenza: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare la persona stessa che li esprime. Se cioè non vi è coerenza tra il proprio pensiero, la propria parola e la propria azione allora si manca di rispetto a se stessi. E si rischia di perdere la percezione di chi si è veramente, con tutti i danni anche verso gli altri che ne possono derivare.

Quando sono presenti queste tre caratteristiche, il Dovere ne possiede come conseguenza un'altra:

Spontaneità: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare le situazioni della Vita. Se il Dovere lo si esprime (nel pensiero, nella parola o nell'azione) non in modo naturale bensì artificiale, come Credenza, allora si manca di rispetto alle situazioni della Vita, ossia a tutti gli esseri coinvolti in quella particolare situazione. Esprimere un Dovere in modo spontaneo significa invece saper contestualizzare il proprio pensiero (senso del Dovere) e renderlo quindi fluido, in sintonia ed adatto all'interno della situazione che stiamo vivendo.

Queste quattro caratteristiche sopra elencate si possono a loro volta riassumere in una sola caratteristica:

Spirituale: il pensiero, la parola e l'azione dovuti devono rispettare il proprio Spirito. Il vero Dovere nasce dalla consapevolezza spirituale, da un processo di evoluzione interiore che permette di comprendere sempre meglio ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Non deve essere invece un falso Dovere creato dall'Ego, Ego che rappresenta proprio l'insieme di maschere/personalità create dalla mancanza delle caratteristiche di cui sopra.

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domenica, 22 aprile 2007,14:44

Ogni singola Etica esistente ha dei propri pensieri che sono ritenuti obbligatori, che sono cioè secondo tale Etica dei Doveri. Ma esiste un ordine oggettivo di priorità di importanza dei Doveri? Essendo il Dovere un pensiero, innanzitutto dobbiamo per logica affermare che vengano prima i Doveri intellettuali (che sono proprio dei pensieri pensati) e solo successivamente i Doveri morali (che sono dei pensieri manifestati attraverso la parola e l'azione). Ed essendo anche i Poteri dei Doveri (vedi articolo precedente), anch'essi devono essere considerati tra i Doveri ma solo dopo i Doveri in sé come importanza, essendo dei Doveri non necessari.

I Doveri intellettuali sono quindi i tipi di Doveri più importanti, quelli cioè che devono essere rispettati prima degli altri. Nel caso di contrasto con i Doveri morali o con un qualche Potere, i Doveri intellettuali quindi devono prevalere sempre. Possiamo inoltre dare un ordine di priorità dei Doveri, sia intellettuali sia morali, partendo da quelli che difendono l'interesse più grande a quelli che difendono l'interesse più piccolo (vedi I 7 Doveri di Rispetto). Possiamo cioè stabilire una priorità ulteriore dei Doveri solo dal punto di vista Politico (interessi) ma non dal punto di vista Etico (comportamento).

Tuttavia tale ordine di priorità dei Doveri basato sull'interesse non vale per i Poteri, pur essendo quest'ultimi anch'essi dei Doveri. Infatti solo tra Doveri necessari bisogna stabilire un'ordine di priorità, in quanto solo ciò che è necessario deve avere un'ordine di priorità prestabilito qualora non fosse possibile soddisfare tutti gli interessi. I Doveri non necessari, invece, non essendo un bisogno non richiedono una "scaletta di priorità predeterminata", nemmeno qualora non fosse possibile soddisfare tutti gli interessi, dato che non si mancherebbe di rispetto ad alcuno.

Quindi ricapitolando: dapprima vengono i Doveri intellettuali, poi i Doveri Morali, poi i Poteri intellettuali ed infine i Poteri morali. Una ulteriore distinzione possiamo farla all'interno dei Doveri intellettuali e morali da un punto di vista Politico, ossia valutando la priorità degli interessi che vengono difesi. Non è possibile invece creare un ordine di priorità da un punto di vista Etico, ossia dei comportamenti, poiché i comportamenti in sé non hanno alcun valore se non quello attribuitogli dall'intento sottostante. Né è possibile creare un ordine di priorità per i Doveri non necessari, ossia per i Poteri, dato che la mancanza di necessità porta a valutare in modo soggettivo e libero qualsiasi comportamento o interesse difeso.

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domenica, 22 aprile 2007,14:15

Il Dovere indica quell'insieme di pensieri che sono ritenuti obbligatori. Quando tali pensieri riguardano il pensare in sé si parla di Dovere intellettuale (da cui deriva la spesso citata onestà intellettuale), quando tali pensieri sono invece sottostanti ad una parola o ad un'azione si parla di Dovere morale. Sia il Dovere intellettuale sia il Dovere morale sono alla base dell'Etica.

Il Potere indica quell'insieme di pensieri che sono ritenuti facoltativi. Quando tali pensieri riguardano il pensare in sé si parla di Potere intellettuale (da cui deriva la spesso citata libertà intellettuale), quando tali pensieri sono invece sottostanti ad una parola o ad un'azione si parla di Potere morale. Sia il Potere intellettuale sia il Potere morale sono alla base dell'Etica.

Riguardo al Dovere, perché alcuni pensieri sono ritenuti obbligatori? Perché ritenuti giusti secondo una determinata Etica solo se manifestati. Ed obbligare per giustizia equivale a dire rispettare, ossia riconoscere il valore. Ecco perché il Dovere è sempre Dovere di Rispetto.

 

Riguardo al Potere, perché alcuni pensieri sono ritenuti facoltativi? Perché ritenuti giusti secondo una determinata Etica anche se non manifestati. E lasciar libero per giustizia equivale a dire lasciar scegliere, ossia lasciar stabilire discrezionalmente il valore. Ecco perché il Potere è sempre Potere di Scelta. O, in altre parole, ecco perché il Diritto è sempre Diritto di Libertà.

 

Ciò che si deve è cioè sempre sottostante a ciò che si può, poiché non esiste alcun Potere se prima non vi è stata la necessità (Dovere) di crearlo. Esistono cioè pensieri che una volta creati per necessità rimangono necessari (pensieri del Dovere) e pensieri che una volta creati per necessità non sono ritenuti necessari (pensieri del Potere). Il Potere è cioè un Dovere non necessario.

 

E' per tale motivo che non solo è illogico parlare di Diritti senza accennare ai sottostanti Doveri, ma è addirittura falso. Il Diritto è infatti un caso particolare di Dovere, ossia un Dovere creato come tale ma non ritenuto necessario. Il Potere è cioè un Dovere in sovrappiù

 

Ma pur sempre un Dovere.

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domenica, 22 aprile 2007,14:00

I nostri comportamenti (Etica) e gli interessi (Politica) che tali comportamenti difendono riguardano, come detto, sia l'ambito privato sia l'ambito pubblico. I limiti etici e politici in ambito pubblico sono chiaramente quelli posti dai vari ordinamenti giuridici. Vediamo ora invece quali sono i limiti etici e politici in ambito privato.

Innanzitutto, quando parliamo di ambito privato usiamo l'espressione "Etica privata" per indicare un comportamento non previsto (né tutelato né condannato) dall'ordinamento giuridico; usiamo invece l'espressione "Politica privata" per indicare un interesse non previsto (né tutelato né condannato) dall'ordinamento giuridico.

L'Etica privata si manifesta attraverso una libertà di comportamento: ogni individuo è libero di comportarsi nel modo che ritiene opportuno. Nell'Etica privata esistono limiti autoimposti, basati cioè sul proprio senso del Dovere e del Diritto, in particolare sulla propria misura del comportamento (Etica); in essa esistono tuttavia anche limiti eteroimposti quali quelli familiari, quelli lavorativi, quelli culturali e quelli religiosi. Ciò è possibile per la semplice ragione che il comportamento è per sua natura una parola e/o una azione, ossia una forma Immanente sulla quale è sensorialmente possibile imporre dei limiti dall'esterno.

 

La Politica privata si manifesta attraverso una libertà di interesse: ogni individuo è libero di difendere gli interessi che ritiene opportuni. Nella Politica privata esistono solo limiti autoimposti,  basati cioè sul proprio senso del Dovere e del Diritto, in particolare sulla propria misura dell'interesse (Politica); in essa non esistono invece limiti eteroimposti per la semplice ragione che l'interesse è per sua natura un pensiero (ed eventualmente una connessa emozione), ossia una forma Trascendente sulla quale non è sensorialmente possibile imporre alcun limite dall'esterno.

 

Ciò non significa naturalmente che non sia possibile essere influenzati mentalmente ed emotivamente da interessi altrui (cosa che in realtà accade sovente) bensì che, anche in quest'ultimo caso, è comunque una scelta dell'individuo (anche se spesso inconscia) l'accettare dei pensieri altrui (ed eventualmente delle emozioni altrui) e far proprio un altrui interesse, anche se differente dal proprio. Nel caso precedente dell'Etica privata, invece, non solo è possibile essere influenzati da comportamenti altrui ma è anche possibile essere limitati sensorialmente da comportamenti altrui che impediscono quindi di fatto un nostro libero comportamento.

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domenica, 22 aprile 2007,12:59

Abbiamo definito la Politica come "misura dell'interesse". Ora, nella pratica si può vivere tale misura in due modi diversi di base: uno basato sul Dovere di Rispetto ed uno basato sul Diritto di Libertà.

Quando si intende la "misura dell'interesse" come conseguenza di un Dovere di Rispetto si parla di Laicità; quando invece la si intende come conseguenza di un Diritto di Libertà (senza un sottostante Dovere di Rispetto) si parla di Laicismo. In altre parole, è laico un interesse che viene difeso rispettando, secondo i valori della propria misura dell'interesse, se stessi e gli altri; è laicistico un interesse che viene difeso imponendo la propria Libertà, secondo i valori della propria misura dell'interesse, agli altri.

Questa distinzione pone in risalto una differenza sostanziale importante tra Rispetto e Libertà: mentre il Rispetto è collettivo (nel senso che per sua natura riguarda tutti, colui che rispetta compreso quindi: rispetto verso se stessi), la Libertà è egoistica (nel senso che per sua natura riguarda solo se stessi: libertà del singolo individuo o di un gruppo di individui): e non può che essere così, perché la Libertà non può logicamente essere esercitata nella sua totalità da più di un soggetto contemporaneamente.

Dobbiamo cioè distinguere tra Libertà assoluta e Libertà relativa: la prima è "libertà dalla Legge", la seconda è "libertà nella Legge". La Libertà assoluta, per quanto detto nell'articolo Etica privata ed Etica pubblica, è cioè un comportamento privato (che riguarda quindi l'Etica privata) mentre la Libertà relativa è un comportamento pubblico (che riguarda quindi l'Etica pubblica).

 

In un sistema con più di un attore, è per definizione necessario limitare la Libertà degli attori affinché il sistema esista: ogni sistema (o realtà), in quanto essenza limitata nel tempo e nello spazio, per definizione necessita di limitazioni che stiano alla base della sua stessa esistenza. Senza limitazioni, infatti, nessuna essenza può essere definita concettualmente e di conseguenza anche spazialmente e temporalmente.

 

Il comportamento laico è un comportamento che si basa solo sulla Libertà relativa, intesa come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge. Il comportamento laicistico è un comportamento che si può basare sia sulla Libertà assoluta sia sulla Libertà relativa, intese però non come conseguenza "residua" del Rispetto della Legge (1) bensì come concetto originario.

 

Tale natura egoistica della Libertà (che permette la distinzione tra Libertà assoluta e Libertà relativa) non esiste nel Rispetto, il quale come detto è collettivo. Il Rispetto, cioè, non può mai essere per definizione relativo, poiché è un concetto limitante e non un concetto limitato (o illimitato). E come ogni concetto limitante, la sua funzione è assoluta, è regola, è Legge. Un concetto limitante è per definizione l'insieme di "paletti" posti per definire gli ambiti concettuali, spaziali e temporali di determinati concetti limitati.

 

La Laicità è quindi un comportamento pubblico, cioè che si basa sull'interesse pubblico; il Laicismo è invece un comportamento privato, cioè che si basa sull'interesse privato. La Politica è quindi laica quando è misura dell'interesse pubblico, mentre è laicistica quando è misura dell'interesse privato.

 

Il Laicismo non è mai un comportamento compatibile con l'interesse pubblico, sia che si basi sulla Libertà assoluta sia che si basi sulla Libertà relativa. Anche se la Libertà relativa è un comportamento pubblico, infatti, nel momento in cui viene intesa come concetto originario (come succede nel Laicismo) e non come conseguenza del Dovere di Rispetto, allora essa non pone di fatto l'interesse pubblico prima di quello privato.

 

Il Laicismo è la misura dell'interesse su cui si basa una politica demagogica. La Laicità, di contro, è la misura dell'interesse su cui si basa una politica democratica. Sia il Laicismo sia la Laicità possono basarsi su un'Etica privata (non legale) o su un'Etica pubblica (legale). Ciò che cambia è la diversa priorità data ai due tipi di Etica. Nel Laicismo, Etica privata ed Etica pubblica non hanno una priorità predeterminata l'una sull'altra: il comportamento laicistico può sia dare temporaneamente priorità ad una delle due, sia cercare un compromesso che permetta ad entrambe di coesistere con pari importanza. Nella Laicità, l'Etica pubblica ha una priorità predeterminata sull'Etica privata: il comportamento laico dà sempre priorità all'interesse pubblico su quello privato.

 

 

Note:

 

(1) è chiaro che tale affermazione vale in particolare per la Libertà relativa; la Libertà assoluta, infatti, per definizione non può mai essere una conseguenza "residua" di qualcosa d'altro, proprio perché "assoluta".

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